Legacoop Emilia Ovest
#Agroalimentare2030: il futuro passa da qui. A Roma l’assemblea dell'Alleanza delle Cooperative
04 November 2019
ACI agroalimentare
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Giorgio Mercuri e Giampaolo Buonfiglio sono stati riconfermati rispettivamente nel ruolo di Presidente dei settori Agroalimentare e Pesca di Alleanza Cooperative Italiane. Nel corso dell’assemblea nazionale dei due settori svoltasi oggi a Roma sono stati inoltre nominati i nuovi coordinatori dei settori agroalimentare dell’Alleanza cooperative.

Al Settore Grandi Colture e Servizi è stata riconfermata nel ruolo di Coordinatrice Patrizia Marcellini, con vice coordinatore Marco Pirani. Al Settore biologico nominato Francesco Torriani, con vice coordinatore Paolo Pari. Nel Settore Forestazione riconferme per Gianni Tarello nel ruolo di coordinatore e di Alessandro Contri nel nuovo di vice. Nel Settore lattiero-caseario Gianpiero Calzolari passa il testimone a Giovanni Guarneri, che sarà affiancato dal vice coordinatore Ivano Chezzi. Nuovo coordinatore anche nei settori vitivinicolo e olivicolo. Ruenza Santandrea lascia il coordinamento del Settore vino, che sarà guidato da Luca Rigotti, con Claudio Biondi nel ruolo di vice coordinatore. Il nuovo coordinatore del Settore olivicolo è Luigi Canino, il suo vice Massimo Carlotti. Alla guida del Settore ortofrutticolo resta Davide Vernocchi, riconfermato nel ruolo di coordinatore, affiancato sempre dal vice Mirco Zanotti. Il Settore zootecnico avrà Graziano Salsi come nuovo coordinatore e Mauro Capello Vice. Simone Bartoli è stato nominato nuovo coordinatore del Settore florovivaistico. Sono stati istituiti infine due nuovi coordinamenti settoriali, il Settore di produzione primaria (conduzione terreni) con Eros Gualandi coordinatore e il Settore piante officinali, con Sergio Borgogno in veste di coordinatore e Enrica Cimarelli in veste di vice coordinatore.

L’assemblea ha inoltre deciso di istituire dei coordinamenti del settore Pesca: Strascico; Piccoli pelagici; Grandi pelagici; Cogevo/draghe; Piccola pesca; Acquacoltura; Acque interne.

Bloccare i dazi a livello europeo per non affossare la filiera dell’agroalimentare italiana. «Sosteniamo con decisione la richiesta di misure “azzeradazi” avanzata dal ministro Bellanova all’Europa per ridurre gli effetti sui nostri prodotti agroalimentari. No ai dazi, più diplomazia e accordi bilaterali. Dei 7,5 miliardi di dazi Usa, oltre il 7% graverà sui prodotti made in Italy. È un altro tarlo che ci penalizza, così come già è pesante l’effetto dell’Italian Sounding che ha sfondato il tetto degli 80 miliardi di euro. Chiediamo, inoltre, di rafforzare la dotazione finanziaria per la promozione dei prodotti agroalimentari in paesi che presentano nuovi spazi di mercato e interesse per i nostri prodotti.

Dall’agroalimentare arriverà un ulteriore +0,5% di PIL entro il 2022, quando raggiungeremo la quota dei 50 miliardi di export. È una grande chance di sviluppo per l’intera economia italiana». Lo ha detto Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentare commentando il focus Censis – Alleanza Cooperative diffuso in occasione dell’Assemblea della cooperazione agroalimentare e della pesca, dal titolo ‘#Agroalimentare2030: il futuro del made in italy? Export, sostenibilità e contrasto al lavoro nero’, in svolgimento a Roma. «L’Europa è il primo mercato del mondo e non può diventare il primo bersaglio. L’Europa – aggiunge Mercuri – in un momento in cui la globalizzazione è divenuta realtà, deve essere più vicina all’economia reale dei paesi membri. Occorre una politica che tuteli le produzioni europee e proietti le imprese in un mercato globale». 

Export è la parola d’ordine per il futuro dell’agroalimentare, ma anche tanta sostenibilità e innovazione. Secondo il Censis le aziende agricole che lo fanno hanno un vantaggio superiore ai 30 mila euro l’anno per occupato; la produzione per addetto supera infatti gli 85 mila euro contro i 52 mila delle altre. Risulta, infine, quasi doppia la quota di redditività sul valore aggiunto. E ppi c’è il tema della lotta al lavoro nero nell’agricoltura. Su un totale di 3,3 milioni di occupati irregolari in Italia, secondo il Censis, 220 mila possono essere ricondotti alle attività agricole, della silvicoltura e della pesca. In agricoltura la quota di sommerso raggiunge il 16,9% e tende a crescere nell’ultimo periodo, con +0,5% tra il 2014 e il 2017, così come accade nella produzione di beni alimentari e di consumo con +0,4%. Un fenomeno dalle grandi dimensioni assolute e relative, ma pericoloso soprattutto per la forte concorrenza sleale che esercita nei confronti dell’occupazione regolare del comparto. “È impensabile competere nello stesso mercato con regole diverse”, ha detto il presidente Mercuri rispetto al lavoro nero e al sommerso, “dove da un lato ci sono tante aziende che rispettano le regole e dall’altro chi non lo fa”. In tutti i segmenti della produzione agroalimentare, spiega il Censis, i tassi di crescita del lavoro irregolare riflettono il degrado che può portare la diffusione di condizioni lavorative non protette. Significativo è anche il gap salariale tra lavoratori regolari e irregolari. Secondo le ultime analisi del Mef del 2016 in agricoltura il salario orario regolare è pari a 10 euro, mentre quello corrisposto in media a un lavoratore dipendente irregolare è inferiore di poco meno di 4 euro.